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Giorno 3

È veramente un piacere vedere che per alcuni il libero mercato di Piazza Vittorio è già diventato un appuntamento fisso del sabato pomeriggio! Sempre più, infatti, si sta evolvendo in un mercato libero di idee, oltre che di merci: un’occasione per ragionare insieme su stili di vita, di consumo e di convivenza che rispondano ai nostri bisogni umani (e, perché no, animali) più profondi, e non alle esigenze del mercato, delle aziende o del PIL. Anche perché, anche in un parco vivace e variegato come quello di Piazza Vittorio, il rischio è spesso quello di “sfiorarsi” senza mai incontrarsi. In un sistema che vi vorrebbe tutti isolati di fronte agli schermi dei nostri computer e dei nostri televisori, e in cui la nostra esperienza della realtà è sempre più mediata, trovarsi e fare quattro chiacchiere faccia a faccia è un gesto quasi sovversivo! Sperando di ricevere in tempo i due thermos di seconda mano che abbiamo ordinato su eBay (sempre secondo la logica per cui, se proprio bisogna comprare qualcosa, e questa non si riesce a trovarla aggratis, meglio comprarla di seconda mano), sabato prossimo vi promettiamo il rinfresco che avevamo annunciato la settimana scorsa.

Intanto vi segnalo la neonata associazione NOAUTO, presentata la settimana scorsa qui a Roma, che si propone di promuovere una politica urbanistica che rimetta al centro l’uomo e vada oltre l’attuale modello auto-centrico, dannoso per la salute, per l’ambiente e per lo spirito. Dalla loro lettera aperta (consultabile sul sito):

E’ sotto gli occhi di tutti l’insostenibilità dei nostri sistemi di mobilità urbana.

Da tempo l’OMS denuncia il tributo in termini di aumento della mortalità e di maggiore diffusione di malattie che i cittadini italiani devono pagare a causa del peggioramento della qualità dell’aria. Ciò nonostante le amministrazioni italiane continuano a violare i limiti europei sulle emissioni di polveri sottili e vedono i loro piani per la qualità dell’aria contestati dalla Commissione europea.

La vivibilità e la fruibilità dello spazio urbano sono sempre minori: le città non sono più infatti anche il luogo della relazione sociale, ma semplicemente delle infrastrutture per la circolazione e la sosta di automobili. Tutto questo a danno innanzitutto per le categorie più deboli: gli anziani e i bambini. Per non parlare della perdita di tempo cui tutti noi siamo costretti a causa del traffico onnipresente e pervasivo e del degrado crescente del paesaggio urbano.

Anche dal punto di vista ambientale la situazione non è certo più rosea. Il trasporto nelle nostre città è tra le fonti più rilevanti di consumo di energia e, quindi, di emissione di gas che alterano il clima. Anche da qui viene il fallimento italiano che – al contrario di altri paesi come la Germania e il Regno Unito – non ha ridotto la produzione di CO2, ma continua ad aumentarla.

La lettera si chiude con una serie di ragionevolissime proposte e con la seguente domanda: «Possono le nostre città sopravvivere continuando a scommettere tutto sull’automobile?». Chiunque si sia mai avventurato in giro per Roma il sabato sera in macchina (ma gli altri giorni non è molto meglio) probabilmente conosce già la risposta.

Ci si vede in piazza!