Chi siamo

Il libero mercato di Piazza Vittorio (quella di Roma, non di Torino!) si basa su un principio fondamentale: rimettere in circolo le merci. Quante cose (perfettamente integre o quasi) vi è capitato di buttare via nel corso dell’ultimo anno semplicemente perché a casa non sapevate più che farvene e vi sembrava una perdita di tempo mettere il vostro vecchio spremiagrumi manuale (da tempo soppiantato da un equivalente hi-tech) in vendita su eBay? Quante ne avete ancora sparse per case, che giacciono inutilizzate da anni ma che non trovate il coraggio di gettare nella spazzatura (quel vecchio pupazzo sembra quasi imploravi di risparmiargli la vita)? Beh, è possibile – anzi, molto probabile – che là fuori ci sia qualcuno (un collezionista di spremiagrumi o un bambino più sfortunato degli altri) che saprebbe tirare quegli oggetti fuori dal limbo e metterli nuovamente a buon uso. E quella stessa persona potrebbe avere qualcosa per voi. Il libero mercato di Piazza Vittorio è un luogo in cui “riciclare” – piuttosto che destinare all’inceneritore o alla discarica – tutto ciò che abbiamo di superfluo nelle nostre vite e setacciare quello che offrono gli altri. L’unica regola è che tutti gli oggetti del mercato vengono offerti – o ancor meglio barattati, per stimolare più persone possibile a cominciare a liberarsi del “sovrappeso” – rigorosamente a titolo gratuito.

Il libero mercato di Piazza Vittorio si ispira al movimento del freecycling, il cui network conta ormai quasi quattro milioni e mezzo di iscritti in più di 75 paesi, di cui all’incirca settecento a Roma. Basta iscriversi alla lista per vedere gli annunci (rimarrete sorpresi!) o lanciare un appello per un oggetto che cercate. Il libero mercato di Piazza Vittorio vuole essere un’alternativa materiale (e una risorsa complementare) al souk virtuale del gruppo Freecycle. Se è vero che alcuni oggetti sono troppo ingombranti per essere trascinati in piazza (basta spulciare tra le offerte della lista romana per trovarvi letti, porte e televisori), è altrettanto vero che l’esperienza dell’incontro può essere una delle cose più stimolanti del freecycling.

L’obiettivo primario del freecycling e del libero mercato di Piazza Vittorio è semplice: diminuire i rifiuti e i consumi. Ci giungono segnali sempre più allarmanti in merito alla palese insostenibilità ambientale dell’iperconsumismo contemporaneo (Napoli ne è un esempio). Molti oggetti che acquistiamo – lungo tutto l’arco della loro “vita” – hanno un impatto potenzialmente devastante sull’ambiente: dalla loro creazione, spesso ottenuta per mezzo di materie inquinanti (come la plastica, proveniente dal petrolio), passando per la fase di trasporto, nel corso del quale bruciano indirettamente grandi quantità di CO2, contribuendo così al riscaldamento globale, fino allo “smaltimento”, che poi smaltimento non è quasi mai. Gran parte dei nostri rifiuti, infatti, finiscono negli inceneritori – dove vengono ributtati fuori sotto forma di nubi tossiche – o nelle discariche, in cui vengono lasciati in regalo alle generazioni future. Minore è il prezzo che paghiamo alla cassa (basti pensare al torrente di importazioni low-cost o no-cost dalla Cina) maggiore è probabile che sia il loro costo ambientale e sociale (perché non bisogna dimenticare le drammatiche condizioni dei lavoratori nei paesi sottosviluppati) nascosto. In parole povere, la scelta più saggia che può compiere un consumatore consapevole è… non consumare! O consumare il meno possibile. A maggiore ragione se si pensa che ci potrebbe essere qualcun altro – al piano di sopra o nel palazzo di fronte al nostro – che sta pensando di disfarsi proprio di quell’oggetto che andiamo cercando! Considerando il volume esorbitante di oggetti che i consumatori del primo mondo accumulano ogni anno (e la crescente rapidità con cui questi diventano “obsoleti”), non è irrealistico.

Consumare di meno, poi, non fa bene solo all’ambiente, ma anche al portafogli! Così come fanno coloro che stanno cercando di smettere di fumare, ogni volta che sentite l’impulso di comprare qualcosa cercate di resistere e annotatevi il prezzo su un quaderno. Dopo qualche mese, fate la somma di quello che avete risparmiato e chiedetevi se vi è veramente “mancato” qualcosa rinunciando a quegli oggetti. Potreste sentirvi anche meglio! Non consumare (o farlo parsimoniosamente), infatti, fa bene anche allo spirito. Perdendo meno tempo dietro agli oggetti inanimati avrete più tempo per dedicarvi a ciò che c’è di vivo intorno a voi: la vostra famiglia, i vostri amici, i vostri animali, la natura. C’è tutta una nuova scuola di economisti – come quella degli economisti ambientali – che sostiene che il benessere individuale è slegato dalla crescita economica: superata una certa soglia, in sostanza, i consumi non rendono più felici. Anzi.

Se proprio non resistete, comunque, potete sempre venire a fare incetta al libero mercato di Piazza Vittorio! Scoprirete il piacere di apprendere la storia degli oggetti che vi portate a casa, di incontrare altri che come voi stanno cercando di ridurre la loro “impronta” sul pianeta, di scovare oggetti insoliti, di dare e ricevere per il semplice piacere di farlo, al di fuori delle logiche del (fintamente) libero mercato.

È semplice, è divertente, potrebbe anche essere rivoluzionario. Ci si vede in piazza!